I casi Enron e Parmalat: finanza speculativa e socioeconomia
(Daniela Turri)
Introduzione
Gli anni successivi al "top" borsistico del 2000 sono stati caratterizzati da un costante declino dei mercati azionari e della scena economica generale punteggiata, negli ultimi due anni, da scandali e crack finanziari che hanno coinvolto grandi gruppi industriali e finanziari americani (Enron, WorldCom), europei (Adecco) ed italiani (Cirio, Parmalat).
In queste pagine cercheremo di analizzare e valutare in maniera "non con-venzionale" (tramite analisi sociale del trend ed analisi tecnica grafica) i casi Enron e Parmalat: due società che ben caratterizzano il periodo socioecono-mico in cui si sono sviluppati ed i cui destini ed epiloghi negativi erano già stati anticipati dalle oscillazioni dei loro titoli in borsa molto tempo prima che i rispettivi scandali salissero all'onore delle cronache.
Socioeconomia e "Socionomic"
Innanzitutto, qualche nota sul termine "Socionomic" (non vi è una tradu-zione italiana precisa): rappresenta una nuova branca della socioeconomia, sviluppatasi e maturata negli USA (J. Casti, Pigou, M. Hutchinson, R. Pre-chter), basata su principi tratti dall'osservazione "cronologica" del comporta-mento dei mercati finanziari collegati a manifestazioni sociali.
È un campo di studio che ingloba le origini e gli effetti della dinamica so-ciale che si può ascrivere ad una specifica sequenza di progressioni e regres-sioni "ritmate" (e trasferibili in un modello grafico) le quali regolano il com-plesso sistema dei "trend" e delle interazioni sociali. Tramite l'analisi di tali fattori vengono formulate previsioni sull'andamento dei mercati e sulle ten-denze sociali e relativi sviluppi.
La teoria afferma principalmente che tutti i trend, le "tendenze" di carattere sociale, politico, culturale, finanziario ed economico sono il prodotto della "psicologia collettiva" la quale si basa essenzialmente sull'istinto della massa, sull'impulso dato dall'"effetto gregge", dalla nostra necessità di condividere con gli altri le nostre paure e le nostre vittorie, di cercare l'accettazione del "gruppo" e che ci perviene/deriva dalla parte "pre-razionale" del nostro cer-vello.
È quindi la psicologia collettiva, che potremmo chiamare "sentiment" della massa, a determinare il carattere degli eventi sociali, e non viceversa come in-vece assunto generalmente.
Gli aspetti economici, i dati economici non sono alla base dell'umore (ot-timismo/pessimismo) della "massa", ma bensì è l'umore della massa che inci-de sulla percezione dei dati economici al di là del loro mero aspetto finanzia-rio e matematico (quante volte avete potuto riscontrare come, in occasione di dati economici positivi, si sia avuta una reazione negativa diametralmente op-posta, o viceversa in caso di dati negativi?).
I trend azionari non seguono l'andamento dei profitti societari; sono i pro-fitti societari che seguono i trend azionari. Non è la politica ad influenzare la gente; bensì è la gente, la "massa" che incide sulla qualità e sugli "attori" del-la politica. Non è la demografia che determina la tendenza del mercato azio-nario, viceversa è la massa con la sua percezione del momento che determina i trend azionari e conseguentemente lo sviluppo demografico. È il "gusto" della "massa" che determina la popolarità di vari tipi di stile (nell'arte, nell'abbigliamento, in architettura) o di spettacolo, non viceversa. E così via. Tutti gli sviluppi economici, politici e culturali sono forgiati dal comporta-mento sociale che è quindi il motore delle mode e delle tendenze nonché degli eventi dell'azione collettiva che fanno la storia.
L'assunto convenzionale è invece esattamente l'opposto di quanto sin qui esposto.
Pensateci, e provate a "capovolgere" il vostro usuale modo di pensare, quasi una "prova del nove" che apre porte inaspettate anche sul piano della valutazione delle aziende e nell'approccio all'operatività in borsa, offrendo una visione più distaccata dei movimenti di mercato.
L'intuizione socionomica si basa sul fatto che l'assunto convenzionale cir-ca la reazione della massa al verificarsi di un dato evento sia essenzialmente errata ed opposta a quanto realmente accade.
Un riscontro pratico e reale a quanto sin qui esposto si può ottenere proprio analizzando accadimenti recenti e molto noti a tutti: gli scandali Enron e Par-malat, appunto.
Enron
Non è stato lo scandalo "contabile/finanziario" emerso alla Enron, ad e-sempio, a spingere gli investitori a disinvestire dal titolo. Il mercato azionario americano stava già scendendo decisamente da più di un anno; ad ottobre del 2001 lo scandalo non era ancora scoppiato ma il titolo Enron perdeva già il 68% dai massimi del 2000, quindi, nel periodo antecedente alla scoperta della negligenza colposa societaria e ben prima che gli eventi negativi venissero al-la luce, il titolo cedeva pesantemente; moltissimi azionisti ed operatori finan-ziari non sapevano assolutamente nulla del fraudolento comportamento della società, né prima né durante questa rovinosa caduta del mercato.
Gli investitori stavano abbandonando nettamente il titolo Enron già ot-to/dieci mesi prima che vi fossero le prime avvisaglie della "mala-gestione". E mentre lo scandalo si svelava, principalmente tra novembre del 2001 e marzo del 2002, il mercato addirittura risaliva. Mentre il dramma della Enron si rea-lizzava, la "psicologia collettiva" degli investitori migliorava e faceva risalire i corsi azionari.
Quindi, che cosa è realmente accaduto? Dal punto di vista socionomico il cambiamento di tendenza e di "sentiment" (da positivo a negativo) si era già avviato svariati mesi prima attivando paure, sospetti e protezionismi. Uno sta-tus tendenzialmente conservatore (mantenimento delle posizioni precedente-mente assunte nonostante il cambiamento del trend) intaccò le posizioni in de-rivati finanziari della società, innescando le clausole di uscita che permetteva-no ai partner di ritirare i propri fondi ed il proprio appoggio finanziario. Il ri-dotto valore azionario inoltre diminuiva il supporto per i finanziamenti nonché l'accesso al credito, portando così al collasso quanto era stato costruito sulla fiducia. Ed è stato tale cambiamento a portare alla scoperta dello scandalo En-ron, non viceversa (non è stato cioè lo scandalo a portare al collasso la società, né ad attivare gli investitori spingendoli a disinvestire e facendo precipitare il titolo).
In pratica se ci poniamo la domanda: "Lo scandalo Enron ha impaurito gli investitori facendo così crollare il titolo?" Dati alla mano dovremmo risponde-re che gli investitori che ancora detenevano il titolo - nonostante stesse per-dendo oltre il 67% dai massimi - impauriti da quanto avvenuto, hanno accele-rato la tendenza già presente. Il titolo stava già perdendo ampiamente valore (in maniera continuativa) da oltre 18 mesi, quindi prima che si diffondessero le note iniziali sull'equivoca gestione finanziaria.
Al momento della rivelazione delle prime notizie avverse, il trend sempre più negativo era già in atto da tempo ed attendeva solo il suo epilogo, am-piamente anticipato anche dalla semplice applicazione dell'analisi tecnica al grafico del titolo azionario (come vedremo tra poco).
Semplicemente, il notevole crollo generale dei corsi azionari (in atto ben prima che i fatti venissero alla luce) attirò l'attenzione sui misfatti societari velocizzando così solo l'ultima parte del "percorso" già stabilito, e fornendo la "motivazione" per lo "scivolone" finale.
I giornali ed i media invece sottolinearono e riportarono la "lettura con-venzionale" di causa ed effetto: lo scandalo aveva fortemente disorientato ed impaurito gli investitori, innescando il ribasso. In linea con l'assunto generale che identifica nella "scoperta dello scandalo" del novembre del 2001 l'innesco della spirale di vendita da parte degli investitori. Ma - come abbiamo potuto accertare - ciò è totalmente incorretto.
È inoltre utile sottolineare come il nascere e l'evolversi di queste pratiche finanziarie e contabili illegali siano ascrivibili agli anni '90, in pieno trend a-zionario rialzista, e quindi con forze psicologiche positive, ottimistiche.
Durante tale periodo innumerevoli società hanno effettuato tali irregolarità contabili, rilevando e confermando quindi come queste siano un effetto dell'ambientazione psicologica.
Tali attività irregolari sono state poste in atto per svariati anni, ed alcune di esse sono state anche rese note da alcuni giornali o dai media (negli USA: Cendant Corp., Mercury Financial), ma durante la fase rialzista del mercato pochi se ne preoccuparono. Le cattive condotte societarie sono state portate avanti per decenni (il nostrano scandalo Parmalat ne è una prova) ma in effetti non è esistito nessuno scandalo se non successivamente al cambiamento di trend (da rialzo a ribasso). Con trend al rialzo la massa, gli investitori sempli-cemente, ignorarono tali false contabilizzazioni; quando il trend cambiò, gi-rando al ribasso, allora si incominciò ad investigare.
In presenza di trend rialzista quindi la psicologia positiva sostenne l'illusoria salute societaria; con il cambiamento di trend la psicologia si dete-riorò rapidamente, sottolineando insistentemente quanto già precedentemente si sapeva (ma non si voleva ammettere).
Quindi possiamo rilevare come la formulazione di causa-ed-effetto sia op-posta a quanto generalmente assunto, e precisamente: la psicologia di massa durante il periodo rialzista azionario (stock mania) portò numerose società ad attuare questa "finanza creativa" che non è la causa della caduta dei corsi a-zionari, si può invece dire che il ribasso dei valori azionari innescò l'attenzione su tali misfatti, sollevando il velo che li aveva colpevolmente co-perti durante il periodo rialzista.
Riassumendo, tramite l'analisi "socionomica" possiamo quindi evidenziare tre punti principali:
" l'euforico ottimismo durante il trend positivo spinse imprenditori e società ad assumere enormi rischi finanziari, inducendo simultanea-mente investitori ed osservatori a "chiudere un occhio";
" la successiva qualità negativa della psicologia collettiva avrebbe ribal-tato l'ottimismo in pessimismo;
" sapendo che il cambiamento dell'atteggiamento della massa sarebbe stato il fattore determinante, osservando le precedenti principali in-versioni dei mercati azionari, si notava una caratteristica sociale co-mune, e cioè la rapida escalation di scandali ed investigazio-ni/accertamenti su irregolarità contabili societarie.
Come osservò Paine: "Il panico porta alla luce cose e uomini che altri-menti sarebbero rimasti per sempre undiscovered". In altre parole: il panico è la causa; gli scandali ne sono il risultato.
Analisi tecnica applicata al grafico dei prezzi del ti-tolo Enron
Passiamo ora all'analisi del grafico dei prezzi del titolo Enron, la cui quo-tazione iniziale risale al marzo del 1970. Si può notare come la semplice ap-plicazione di alcuni strumenti dell'analisi tecnica di base (trendline e figure) avesse già fornito sin da metà-fine marzo del 2001 un forte e chiaro segnale di ribasso che indicava come il titolo fosse destinato a deprezzarsi del 90% circa dai massimi del 2000 (al momento del segnale, nel marzo del 2001 il titolo perdeva già il 29% dai valori massimi del 2000), consentendo così agli inve-stitori attenti a questo tipo di analisi di uscire indenni da uno dei più grandi crack finanziari mai registrati, agendo in controtendenza e contro l'assunto generale (rialzista) che vedeva come impossibile un ribasso di tale portata per un titolo del settore energetico.
Prendiamo quindi un grafico dei prezzi a barre settimanali del titolo Enron dal 1975 ad oggi, tracciando due trendline di lungo periodo (supporti) ed os-servando sui massimi del 2000 la formazione di un netto testa/spalle ribassi-sta. Questo il chiaro risultato ottenuto:
Il primo segnale di ribasso si ha nel marzo del 2001, con la realizzazione di un testa/spalle ribassista (figura di inversione) che fornisce già un primo target a quota $ 38/36, indicando come -- con il perfezionamento di tale obiettivo - si sarebbe ottenuta anche la violazione del supporto che sosteneva il mercato sin dal 1998. La violazione di tale supporto transitante a quota $ 52 avvenne nel giugno del 2001 (tre mesi dopo il primo segnale), confermando ed anzi ampliando il precedente segnale ribassista, in quanto la violazione di tale li-vello ($ 52) forniva anche un successivo obiettivo di prezzo ribassista, ossia $ 10/8, scoraggiando quindi qualsiasi investimento su questo titolo perlomeno sino al raggiungimento di tale valore, e salvaguardando così il "portafoglio" dell'investitore attento ai "ritmi" del mercato e non distratto dal battage dei media e da notizie già "vecchie" nel momento stesso in cui vengono rese note.
Sembrerebbe un controsenso, ma potrete appurare voi stessi come sia vero: nell'era della comunicazione, la troppa comunicazione non aiuta a determina-re le giuste scelte (non solo economico-finanziarie), ma anzi ci rende più vul-nerabili ed indecisi, amplificando l'effetto gregge presente anche nella nostra moderna iper-razionalità.
Ed a conferma ecco un dettaglio sulla oscillazione dei prezzi del titolo Enron:
...il proseguimento nel Libro Finanza d'impresa al bivio di Luca Baseggio (a cura di); Ed. Franco Angeli Euro 21