L'impatto delle variabili psicologiche nelle decisioni finanziarie e di investimento
(Fabrizio Zampieri)
Il contesto
I mutamenti strutturali, ambientali e la sempre
più rapida evoluzione del contesto economico ed istituzionale
rappresentano oramai una costante che regola i tempi, le modalità
e l'operatività dei soggetti presenti sui mercati fi-nanziari,
siano essi risparmiatori, investitori istituzionali, operatori aziendali,
consulenti, emittenti, autorità di vigilanza o anche semplici
curiosi.
L'innovazione è sinonimo di perfezione e di ingegnerizzazione
e così an-che l'offerta di prodotti e servizi finanziari,
già ampia, è destinata a crescere. Pensiamo ora all'investitore,
al tesoriere, al titolare aziendale o al broker, i quali devono
prendere decisioni in ambito finanziario in un tempo relativa-mente
breve: si trovano sempre più spesso a doversi districare
tra una molte-plicità di strumenti e procedure operative
che confondono anche gli operatori più professionali. È
inutile negare che lo sviluppo di tali strumenti, peraltro assai
positivo e confortante da un lato, dall'altro genera confusione,
perplessi-tà ma, soprattutto, insicurezza in chi deve operare
in tali mercati.
L'insicurezza, che costituisce l'effetto collaterale più
sgradito, condiziona in modo determinante il processo di formulazione
delle scelte, aumentando conseguentemente il rischio di errore e,
dunque, il verificarsi di inefficienze.
Si può senz'altro notare come tale insicurezza non derivi
solamente dall'interagire di fattori emotivi e caratteriali, ma
dipenda essenzialmente dal-la insufficiente conoscenza del contesto
e/o dello strumento adatto.
Il problema nasce per il fatto che ciò avviene proprio mentre
cresce la con-sapevolezza di dover sopportare un maggiore grado
di rischio per ottenere un risultato positivo in termini di efficienza/rendimento,
in relazione all'impiego delle proprie disponibilità.
È quindi in atto un fenomeno caratterizzato da un aumento
dei rischi deri-vanti dall'investimento o dalla scelta finanziaria
in relazione al rendimen-to/risultato finanziario atteso.
Tale processo, oramai avviato, assai difficilmente potrà
essere fermato o limitato, dal momento che tutte le economie, a
livello mondiale, e anche quel-le dei Paesi meno "occidentalizzati",
comunisti e post comunisti, hanno intra-preso la strada che conduce
verso la liberalizzazione dei movimenti di capita-le.
Bisogna riconoscere che le opportunità e i potenziali vantaggi
offerti da ta-le fenomeno alle aziende, ai risparmiatori e agli
operatori del mercato finan-ziario in genere sono notevoli. Indubbiamente,
chi volesse sfruttarle, attual-mente, dovrebbe contare in primo
luogo, ma non solo, su una solida e valida preparazione tecnica
di base.
Tale preparazione tecnica dovrà essere caratterizzata da
una forte connota-zione multidisciplinare poiché, anche nel
campo finanziario, sono sempre più frequenti i legami e le
relazioni con altri settori quali quello fiscale, giuridico, commerciale,
ecc.
Anche l'improvvisazione, caratteristica assai diffusa all'interno
della pic-cola e media imprenditoria italiana e che negli anni '70-80
ha contribuito allo sviluppo e al riconoscimento del modello economico
italiano nel mondo, ora non è più sopportabile in
un contesto dove l'instabilità è presente in ogni
set-tore. In particolar modo, nel settore finanziario, si riscontra
la cosiddetta vola-tilità la quale rappresenta ed esaspera
la tendenza al mutamento e al "fluttua-re" delle attività.
Inoltre la realtà economica italiana ha sempre sofferto di
una arretratezza in ambito finanziario rispetto agli altri Paesi
occidentali, arretratezza dovuta alla scarsa preparazione tecnica
degli operatori, ma anche ad una influenza dominante e accentratrice
del mondo bancario su quello aziendale, accompa-gnata da problemi
strutturali dei mercati finanziari.
Da tale contesto e alla luce delle considerazioni svolte in precedenza
risul-ta quanto sia difficile ed impegnativo, oggigiorno, prendere
decisioni in ambi-to finanziario.
Se inoltre aggiungiamo un'altra grandezza a tale processo, il quadro
diven-ta ancora più complesso: la variabile in questione
è quella costituita dalla componente psicologica, presente
in ogni operatore finanziario.
Aspetto Psicologico
L'aspetto psicologico, sempre più, rappresenta uno degli
aspetti essenziali e predominanti per prendere decisioni ed operare
in ambito finanziario.
Molto spesso l'utilizzo di ottimi strumenti meccanicistici, almeno
sulla carta, quali modelli matematici, trading system, ecc., non
produce buoni risul-tati se non viene supportato da un valido approccio
psicologico.
Sono sempre più numerosi gli studi e le teorie che affermano
l'importanza della variabile psicologica, e tentano di elaborare
relazioni di causa-effetto tra tale "grandezza" ed il
mercato finanziario; basti pensare anche al contributo fornito dal
premio Nobel per l'economia del 2002 con i suoi studi relativi alla
finanza comportamentale.
Non è comunque così semplice riuscire ad individuare
delle regole fisse e valide in assoluto per descrivere il legame
esistente tra l'aspetto psicologico e le decisioni prese in campo
finanziario; ancor più difficile è poi riuscire ad
ot-tenere una "formula" che ci permetta di avere sempre
risultati positivi, come effetto di tali scelte.
Alcune teorie affermano che il mantenimento di un buon equilibrio
psico-logico, e quindi l'ottenimento di buoni risultati nel settore
finanziario, dipenda anche dal tipo di vita privata condotta dal
soggetto in questione. Sembra pro-vato che un responsabile finanziario
o un trader, per rimanere nel nostro ambi-to di discussione, con
una vita extralavorativa felice e tranquilla riesca ad ot-tenere
risultati aziendali efficienti ma, soprattutto, riesca a controllare
le va-riabili psicologiche positivamente.
Dunque, un buon equilibrio psicologico rappresenta un elemento determi-nante
per poter operare scelte finanziarie in modo da:
" minimizzare i numerosi rischi (mercato, controparte, credito,
geopoli-tico) insiti in tale settore;
" massimizzare i risultati in termini di efficienza ed efficacia.
Esaminiamo ora più in dettaglio alcune variabili psicologiche
che influen-zano le scelte dell'operatore finanziario.
Motivazioni
Costituiscono senza dubbio il punto di partenza del processo decisionale.
L'identificazione delle reali motivazioni dell'operazione finanziaria
per-mette di avere un quadro della situazione molto più preciso
e delimitato. Per esempio, in ambito di speculazione finanziaria,
ci sono soggetti che operano per il piacere di "giocare",
chi per senso di rivalsa, quelli che lo fanno per hobby, quelli
che agiscono per affermare il proprio ego, e chi ancora per il so-lo
senso di ricerca di emozioni "forti". Diverse possono
essere le motivazioni di un responsabile finanziario, in parte legate
a vincoli aziendali (scelte strate-giche, budget, piani, operatività,
costi, ecc..), o di un addetto all'ufficio finan-za di una banca
(strategie aziendali, coperture a fronte di esposizioni finanzia-rie,
trading, ecc.).
Se numerose sono le ragioni che inducono a fare delle scelte in
ambito fi-nanziario, chi vuole ottenere risultati ed effetti positivi
deve operare tenendo bene a mente che il fattore economico è
il principale aspetto da tenere in evi-denza. Il fattore economico
si esplica sotto forma di termini conosciuti a livel-lo internazionale
e di accezioni comuni quale: utile, profitto, guadagno.
Alcune importanti società di consulenza, durante i corsi
di formazione, in-segnano agli operatori finanziari a mantenere
una rubrica sulla quale annotare analiticamente e cronologicamente
le emozioni ed i sentimenti sottostanti le scelte effettuate; successivamente,
riesaminando gli scritti, possono essere i-dentificate con maggior
facilità le motivazioni che hanno spinto il soggetto ad operare
in un certo modo piuttosto che in un altro. La raccomandazione è
quella di scrivere ogni cosa e non fidarsi della memoria che tende
sempre a rimuovere, minimizzare e riadattare le esperienze negative.
Dovrebbe quindi emergere il problema, il quale tende a presentarsi
tante più volte quanto più è frequente l'operatività.
Pur essendo un esercizio piuttosto semplice, non è sempre
di facile attuazione a causa della mancanza di tempo e della scarsa
importanza data dai soggetti in questione.
Speranza
Rappresenta uno dei peggiori nemici di chi deve effettuare scelte
in campo finanziario (sia si tratti di un operatore aziendale, che
di un trader).
La speranza si manifesta con la ricerca di opinioni che confortino
la pro-pria posizione sul mercato o l'utilizzo di uno strumento
finanziario piuttosto che di un altro, a parità di costi,
per essere così tranquillizzati.
Il desiderio di venire confortati e sollevati psicologicamente potrebbe
spingere ad ammettere pubblicamente situazioni fortemente negative
(perdite economiche), arrivate fino a quel punto perché esisteva
la speranza che, prima o poi, anche nel lungo periodo, le cose si
fossero "aggiustate".
Ad ogni modo tale variabile, responsabile del formarsi di attese
esagerate ed irrealistiche, non dovrebbe essere tenuta in considerazione
da coloro che debbono e vogliono operare sui mercati finanziari.
Tale atteggiamento è inve-ce assai diffuso tra gli scommettitori:
per alcune categorie di operatori finan-ziari l'operatività
assume le caratteristiche di un gioco e quindi di una "scommessa".
È invece molto diffuso tra i soggetti finanziari il fenomeno
della dissonan-za cognitiva, in base al quale si tendono ad assorbire
quelle informazioni che sono più coerenti con le proprie
convinzioni e posizioni sul mercato; tale a-spetto è molto
pericoloso poiché tende a perdurare finché il dolore,
per la per-dita economica, diventa maggiore della gratificazione.
Comunque, gli studi effettuati dimostrano che tale processo si verifica
molto più frequentemente presso gli operatori non professionali.
Avidità
Altra variabile negativa per chi deve operare scelte in ambito finanziario
è rappresentata dall'avidità.
Se dovessimo rappresentare tale fenomeno, potremmo definirlo come
la "paura di mancare utili/guadagni o ulteriori utili/guadagni".
È una variabile che colpisce soprattutto la categoria dei
trader anche se al-tre categorie di operatori professionali non
ne sono immuni; basti pensare ai casi di alcune grandi società
italiane e internazionali tuttora in situazioni di gravi dissesti
finanziari o addirittura fallite.
L'avidità può portare ad abbassare la valutazione
obiettiva del mercato ed a ricercare quel livello di prezzo o di
condizione finanziaria ottimale, quasi impossibile da raggiungere.
Presso la categoria dei trader, per esempio, è in voga un
detto coniato dall'esperienza popolare: "vendi, guadagna e
pentiti".
Paura
L'operatore finanziario, sia esso professionale che non, è
soggetto a nume-rosi errori (valutazioni di dati aziendali, interpretazione
di risultati, scelta de-gli strumenti più adatti, chiusura
di operazioni di copertura o di trading, ecc.) a causa di questa
variabile.
Spesso non si "regge" una situazione divenuta assai pesante
per lo stress e quindi ingestibile per la conservazione di un corretto
equilibrio psichico della persona. Si può definire lo stress
come il turbamento dello stato di equilibrio dovuto a fattori interni
e/o esterni, che colpisce immancabilmente tutti, im-prenditori,
dirigenti, quadri aziendali e investitori privati; naturalmente
la so-glia di sopportazione di questo fenomeno è molto variabile
perché ognuno ha un suo personale equilibrio.
Ciò che fa la differenza è che i professionisti sanno
come gestire o mini-mizzare gli effetti negativi derivanti da tale
variabile.
Numerosi studi in tale ambito, affermano che, nell'assunzione del
rischio finanziario, assume un ruolo fondamentale la psicologia
di gruppo: c'è infatti sempre qualcuno con il quale condividere
la responsabilità della decisione fi-nanziaria; è
infatti molto più difficile dover gestire da un punto di
vista psico-logico un'operazione che ci ha visto agire autonomamente.
Tale fenomeno as-sume una particolare definizione: "effetto
gregge".
Importanti società di consulenza e formazione manageriale
consigliano di affrontare tale variabile con una efficiente pianificazione
operativa la quale, fissando obiettivi predefiniti in termini di
rapporto rischio-rendimento, con-senta un distacco emotivo sufficiente
ad accettare razionalmente (ex ante) ed emotivamente (ex post) la
perdita come possibile passo necessario, a volte quasi indispensabile,
nel percorso verso l'utile o il risultato positivo.
Molto spesso, nella categoria degli investitori, per paura delle
perdite si trascinano delle posizioni per lunghi periodi di tempo,
anche anni, in modo da poter aver l'illusione di non aver perso
o realizzato risultati negativi, poiché "si perde solo
quando si vende..".
È comunque dimostrato che questo è un atteggiamento
pericoloso il quale, la maggioranza delle volte, non fa altro che
aggravare una posizione finanzia-ria incrementandone la consistenza
negativa nel tempo.
...il proseguimento nel Libro Finanza d'impresa al bivio di Luca Baseggio (a cura di); Ed. Franco Angeli Euro 21