Recensioni



Basilea 2: minaccia o opportunitą? (Giorgio Brunetti)

1. Non si afferma nulla di nuovo dicendo che la competitività del paese è funzione non soltanto della produttività delle singole imprese ma anche dall'ambiente in cui esse operano. Sono, infatti, le condizioni esistenti all'esterno dell'azienda che condizionano grandemente la posizione del nostro paese nei confronti degli altri: efficienza della pubblica amministrazione, do-tazione e costo delle infrastrutture, grado di concorrenza dei mercati, modello culturale dei gruppi dirigenti e naturalmente efficacia ed efficienza del sistema creditizio e finanziario. A questo proposito, sebbene il sistema creditizio non sia più la "foresta pietrificata" di qualche anno fa, il rapporto banca impresa non è sostanzialmente mutato, specie se si fa riferimento alle PMI che costi-tuiscono la base portante, oltre che la classe di aziende di gran lunga prevalen-te del nostro sistema produttivo. Anzi si può dire che - al di là dei vivaci di-battiti che da sempre hanno avuto per oggetto questo tema e che ora per le no-te vicende si sono ravvivati - le situazioni da una parte e dall'altra hanno rag-giunto un certo equilibrio, che nessuno nei fatti sembra voler modificare. Le banche - sebbene protagoniste di una concentrazione ancora incompleta che non ha prodotto i risultati sperati, anche per una manifesta incapacità del management a definire e a realizzare strategie efficaci - si pongono verso il sistema delle imprese con i tratti soliti: affidamento multiplo di modo ché cia-scuna banca viene a finanziare parti modeste del fabbisogno dell'azienda cliente, concentrazione dell'offerta sui servizi in cui da sempre la banca si è specializzata, erogazione del credito sulla base di patrimoni informativi privi-legiati che in genere sono "informali e discrezionali". Anzi la concentrazione bancaria ha prodotto sconcerto nel mondo delle PMI in quanto, in numerosi casi, ha minato quel rapporto fiduciario che prima esisteva tra l'imprenditore e il responsabile di agenzia. E proprio al fine di porre rimedio a questo fenome-no può interpretarsi lo sviluppo che in questi ultimi tempi ha investito il credi-to cooperativo. D'altro canto, le imprese continuano ad esser restie ad aprirsi verso il mondo esterno: scarsa propensione a fornire materiale informativo aggiornato e completo, inesistente ricorso al mercato mobiliare, prassi diffusa di porre le banche in concorrenza più sul livello dei tassi di interesse che non sulla varietà e sulla qualità dei servizi. Le grandi e alcune medie imprese han-no invece percorso, in questi ultimi tempi, la via che le ha portate, con il con-corso del sistema bancario, ad emettere obbligazioni nel mercato finanziario con i risultati che sono purtroppo oggi sotto gli occhi di tutti. 2. La prospettiva dell'introduzione dei principi di Basilea 2 è un sasso nel-lo stagno che rompe la situazione, prima descritta, di sostanziale, anche se non dichiarato, equilibrio. Da qualche tempo a questa parte si sono espressi nume-rosi timori e vive preoccupazioni da parte di politici e di autorità di governo, nonché di esponenti del mondo delle imprese e delle banche. In generale vi è la tendenza a fare previsioni sul futuro più nere del dovuto.
Le autorità di governo temono che i nuovi accordi possano avere dei rifles-si negativi sulla competitività del sistema bancario e dello stesso sistema in-dustriale, specie in questo momento in cui si avverte una grande difficoltà del Paese ad uscire dal ristagno economico di questi ultimi anni. I rappresentanti delle imprese, specie di quelle di piccola dimensione, sono preoccupati del ra-zionamento del credito che l'applicazione di Basilea 2 potrebbe determinare, oltre a temere che le banche possano approfittare di questa normativa che a-degua i patrimoni bancari al livello di rischio per giustificare politiche di pri-cing per loro penalizzanti. I consorzi fidi che tanto spazio hanno conquistato tra le piccole imprese paventano il pericolo di essere snaturati, di essere messi fuori gioco lasciando queste imprese senza un sostegno importante. Le ban-che, infine, sono preoccupate per l'aggravio di costi che dovranno sopportare per organizzarsi in un modo nuovo e coerente con la normativa di Basilea 2.
Vediamo, allora, che significa Basilea 2 nell'ultima versione sia per le banche che per le imprese.
3. Per le banche Basilea 2 rappresenta l'applicazione di un nuovo modello di regolamentazione o meglio l'affinamento del modello di regolazione fonda-to sui parametri patrimoniali introdotto ancora nel 1988. Non è inutile segna-lare la criticità dei sistemi bancari per l'economia di tutti i paesi e la necessità di regolamentarli per evitare crisi che potrebbero poi diventare sistemiche. Da qui l'importanza del Comitato di Basilea che vede la partecipazione di oltre cento paesi e che - introducendo regole standard di vigilanza valide in tutto il mondo - consente di rendere omogenee le opportunità concorrenziali tra i di-versi sistemi bancari e di vincolare a criteri di trasparenza gli interventi delle Autorità di vigilanza.
Inoltre la scelta di coefficienti patrimoniali risponde al rilievo strategico e critico che ha assunto il patrimonio netto nella gestione delle banche. Esso condiziona, infatti, le capacità operative e la crescita delle banche esaltandone le caratteristiche imprenditoriali e rendendo prioritario l'obiettivo, una volta marginale, della creazione di valore per gli azionisti. Il nuovo accordo di Basi-lea, ora perfezionato e che dovrebbe entrare in vigore nel 2006 prevede il mantenimento dei minimi patrimoniali correlati al rischio di credito e a quello di mercato, oltre che al rischio operativo (connesso a persone, sistemi e pro-cessi interni alla banca e ad eventi) ridisegnando però le regole e introducendo due tipi di rating per il rischio di credito: quelli esterni, cioè espressi da agen-zie specializzate nella valutazione del credito, oppure quelli interni, costruiti dalla banca stessa.
Vista la scarsa introduzione del rating in Italia, le nostre banche dovranno scegliere per forza questa seconda via valutando e classificando le imprese clienti e tenendo conto pur sempre di tutte le variabili del rischio. Quindi non solo i dati di bilancio, associati o integrati con informazioni finanziarie di tipo comportamentale tratte dai flussi di ritorno di Centrale Rischi e dal monito-raggio dell'andamento del rapporto, ma anche dati qualitativi attinenti alla ri-schiosità dei settori e alla competitività delle imprese. Se non si operasse in questo modo vi sarebbe il pericolo di collocare imprese sane in classi di ri-schio elevate e viceversa, oltre a non discriminare, a parità di classe di rischio, le imprese più competitive dalle altre. Le banche italiane, specie quelle di maggiori dimensioni, stanno già operando in questa direzione riprogettando la loro attività nella erogazione e nella gestione del credito, ma anche le altre si stanno adeguando.
Tutto questo dovrebbe certamente comportare più alti costi operativi nelle banche con il risultato però di avere una maggiore razionalizzazione del loro portafoglio creditizio con pricing agganciati al livello di rischio che la banca corre nei confronti dello specifico cliente. Questo dovrebbe -secondo alcuni- spingere le grandi banche a ripensare la loro struttura organizzativa segmen-tando la clientela e introducendo nell'organizzazione dell'attività bancaria nuove dosi di specializzazione funzionale in modo tale da modellarsi meglio all'intelaiatura del nostro sistema produttivo che, come si è detto, è costituito da piccole e medie imprese.

...il proseguimento nel Libro Finanza d'impresa al bivio di Luca Baseggio (a cura di); Ed. Franco Angeli Euro 21